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Ferma.
Eppure
in viaggio.
Una
Armonia
di quattro.
Delineata
E mutevole
come l’acqua.



Dentro
e fuori
al confine



Libera
il pensiero




un sigillo
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23 febbraio 2012

André Gorz, Le socialisme difficile

Fintanto che il lavoro sarà vissuto e posto nella società come ciò che disfa l’uomo, come costrizione ed oppressione da subire, tutto il campo del non-lavoro sarà, al contrario, posto come quello dell’evasione, del divertimento e della felicità passiva. Secondo l’espressione di Bruno Trentin, “il consumatore alienato, è l’individuo che riflette nei propri bisogni di consumo la sua alienazione come agente di produzione”.

André Gorz, Le socialisme difficile, Ed. du Seuil, p.37

 

In tempi di crisi, globalizzazione e capitalismo allo stremo, torna di grande utilità la rilettura di una grande filosofo, che reinterpretò il pensiero marxiano alla luce delle esigenze e contraddizioni insite nella società contemporanea, André Gorz.

Le aziende non assumono perché apparentemente in perdita ed il tessuto sociale è rammendato dai fragili fili dei sussidi, ma al solo chiedere come tanti managers abbiano potuto dimostrare, oltre all’incompetenza, un’incredibile tendenza allo sfruttamento dei lavoratori per i propri fini privati, i partiti che storicamente si definiscono espressione della collettività tacciono imbarazzati. Nessuna reale presa di posizione sull’inettitudine dilagante, nessuna punizione esemplare per chi, corrotto, ha utilizzato soldi pubblici e risorse aziendali per obiettivi personali.

Il termine “ottimizzazione” ricorre spessissimo come forma, ma nessuno si chiede di cosa si tratti nella sostanza.

Scriveva Gorz: “in numerosi casi, le esigenze di ottimizzazione entreranno in conflitto con il criterio di massimo rendimento.(…) Tali misure possono essere compatibili con dei progetti di produzione? Quali cambiamenti tecnologici sarebbero necessari perché esse lo divengano? Quanto tempo prenderebbero? Quanto costerebbero? Chi le pagherà?(…) Per saperlo c’è solo un modo: aprire i libri contabili della società. Quali sono i suoi profitti? Per cosa li impiega? Non potrebbe impiegarli in altro modo? (Le socialisme difficile, op.cit.)

Perché i cosiddetti partiti di sinistra o da essi discendenti si trincerano a palazzo, invece di tornare a parlare con la comunità di cui dovrebbero essere espressione? Una comunità che, lasciata a sé stessa,  si aliena sempre più, dilettandosi con gadgets e moderni ritrovati della tecnologia, contentini di un’oligarchia che dispensa “generosamente” l’idea che, attraverso status symbol comprati su E-bay o durante i saldi, ogni individuo sia perfettamente integrato nella società dei consumi. Non fa nulla che le scuole non abbiano strumenti, spazi ed un numero  d'insegnanti idoneo a far fronte alle esigenze degli studenti ; poco importa che il lavoro onesto non venga più garantito ai loro genitori, che i trasporti pubblici vengano considerevolmente ridotti per sostenere, con soldi pubblici, le imprese automobilistiche; tanto lo Stato deve apparire un concetto arcaico, quanto il valore del potenziale individuale, del singolo scisso dagli altri  deve assurgere a nuovo mantra:” si tratta di una società dove l’automobilismo è già diffuso; dove il sistema dei trasporti e la rete urbana sono organizzati in funzione dell’automobilismo ed indicano ogni individuo come automobilista potenziale.” Che il prezzo del petrolio ed il conseguente aumento del rifornimento di carburante siano in progressivo aumento diventa una mera conseguenza di un’astratta modernità, che viene, così, semplicemente subita come tale. La libertà del singolo consisterebbe nell’approvvigionamento di quanto più possibile, non nella sua reale espressione. Ciononostante :” se definiamo la libertà come la padronanza dell’individuo sulle sue condizioni d’esistenza, come la sua possibilità di modificare le sue condizioni in funzione dei suoi bisogni e della sua esigenza di realizzazione e di superamento, allora bisogna riconoscere che la libertà come la definisce la democrazia borghese è una libertà mistificata. Se definiamo la libertà come il potere degli individui sociali sulle condizioni sociali della loro esistenza, allora la democrazia capitalista deve sembrarci vuota di contenuto.”(A.G.,op.cit.)

L’individuo che “performa”, dando il suo più motivato e concreto contributo alla catena di montaggio sociale (nel senso capitalista), avrà il suo posto in prima classe nei treni ad alta velocità, potrà offrire le migliori scuole private ai propri figli, utilizzare il tappeto d’asfalto per correre a gran velocità con la sua macchina di potente cilindrata, connettersi al mondo tramite Ipad e godere dei favori dei suoi pari. Gli altri saranno i “paria”, infimi elementi apocalittici, che pagheranno la mancata integrazione con l’infamia, sbeffeggiati dalle classi politiche che, mutando bandiera, resteranno ben salde ai loro posti e non muoveranno mai un dito per migliorarne le condizioni di vita. Le pari opportunità resteranno lettera morta, relegate all’utopia di pochi, additati come reietti, obsoleti, nostalgici di un’età dell’oro maldestramente interpretata. Questo finché la disperazione dei cosiddetti ultimi non sarà talmente forte da indurre a giocare il tutto per tutto; allora le classi politiche grideranno al pericolo dell’estremismo, delle cellule impazzite, additando come “cancro” la conseguenza della malattia di cui sono essi stessi la causa: il fine privato come nuova religione.

L’unità non giunge al gruppo dall’esterno, come un sigillo apposto dalla materia inorganica su una molteplicità di esseri fattuali separati. Essa è prodotta come condizione necessaria alla realizzazione di un fine comune da cui dipende la salvezza di ciascuno. I gruppi sono i momenti dialettici costituenti ( e non costituiti) del sociale; sono specificamente organizzati in vista dell’azione sociale e storica; sono la ripresa della necessità in libertà”(A.G.,op.cit.)

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